C’è qualcosa di profondamente magnetico nel cante di Alicia Morales. Una verità che non si spiega, ma si sente. La sua voce, scolpita nell’eco delle grotte del Sacromonte e nutrita dal silenzio fertile della vega granadina, porta in sé la memoria e il fremito del flamenco più autentico. Alicia non canta: si offre. È un’anima che vibra e trasmette, che incarna l’essenza di una terra e di una tradizione viva, in continuo movimento.
Nata a Granada nell’agosto del 1981 e cresciuta nel quartiere del Zaidín, Alicia Morales appartiene a quella generazione d’oro di cantaoras granadine che hanno ridato forza e freschezza al cante femenino, insieme a nomi come Estrella Morente, Marina Heredia ed Encarni “La Nitra”. Fin da bambina, immersa in un ambiente familiare dove il flamenco era pane quotidiano, ha respirato compás, duende e memoria.
Le radici e le prime esperienze
Le sue origini artistiche affondano nelle fiestas familiari, nelle prime esibizioni condivise con le sorelle e nell’ambiente vivo delle cuevas del Sacromonte, dove si forma accanto a Curro Albayzín, apprendendo i segreti del compás e del cante per il baile.
Quei luoghi, autentiche università popolari del flamenco, forgiano il suo stile e la conducono verso gli scenari professionali delle celebri cuevas La Rocío e Venta del Gallo.
La carriera di Alicia Morales si intreccia da subito con la sua famiglia e le sue radici. Le prime esibizioni insieme alle sorelle e il debutto discografico con l’album “Herencia Andalusí”, realizzato con Clara Morales, testimoniano un legame artistico e affettivo che rimane il filo rosso della sua traiettoria.
Collaborazioni e crescita artistica
Nel 2011 vince il Concurso de Jóvenes Flamencos della Diputación de Granada, e con esso un nuovo trampolino verso la maturità artistica. Da allora il suo nome inizia a comparire stabilmente nei cartelloni di festival e teatri.
Negli anni successivi la sua carriera si arricchisce di collaborazioni significative:
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Nel 2013 partecipa allo spettacolo De orilla a orilla con il poeta José Luis Ortiz Nuevo e il chitarrista Miguel Ochando, unendo poesia e cante in un viaggio tra le due sponde del Mediterraneo.
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Nel 2014 accompagna la conferenza della professoressa Cristina Cruces sui registri sonori della Niña de los Peines, nel Centro de Documentación Musical de Granada.
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Nel 2015 canta per il Festival Extensión (FEX) del Festival Internacional de Música y Danza di Granada, condividendo scena con Miguel Ochando, Álvaro Pérez “El Martinete” e Nicolás Ortiz.
Seguono anni di intensa attività: dal ciclo En clave de sol de La Zubia (2016) al recital del 2017 presso l’associazione El Malacate di La Unión, accompagnata dal chitarrista Alberto López.
Progetti internazionali e visione femminile del flamenco
Il 2018 segna un momento di svolta con la partecipazione di Alicia al Flamenco Festival di Londra nello spettacolo Entre primas, insieme a Antonia Jiménez (chitarra) e Nasrine Rahmani (percussioni).
Tre donne sul palco per celebrare il contributo femminile al flamenco attraverso un viaggio musicale che unisce tradizione e modernità. In quello stesso anno presenta anche Zorongo gitano, spettacolo dedicato a Federico García Lorca, nel Museo de las Cuevas del Sacromonte.
“Lorca forma parte de nuestra cultura y nuestro presente”, dichiarava allora la cantaora, sottolineando il legame profondo tra poesia e flamenco.
La consacrazione con “La novia de cristal”
Nel 2019 Alicia Morales pubblica il suo album più personale: “La novia de cristal”, un omaggio appassionato alla città di Granada. Il disco è un manifesto artistico in cui la cantaora fonde conoscenza storica, sensibilità contemporanea e voce lirica.
Nel disco emergono la finezza delle malagueñas, i fandangos, le granaínas e i tientos, accompagnati da maestri come Miguel Ochando, Antonio de la Luz, El Martinete e Mostafá Bakkali.
Critici come Claude Worms e Juan Vergillos ne sottolineano la portata:
“Alicia Morales difende il patrimonio flamenco di Granada con un’emozione e una creatività proprie di chi ha già un “sello” personale” (Claude Worms).
“È una giovane cantaora di voce potente e dolce, che canta con il cuore in gola, restituendo alla città di Granada il suo riflesso più autentico” (Juan Vergillos).
Negli ultimi anni, la cantaora ha continuato a portare la sua arte in ogni angolo, mantenendo sempre una forte connessione con la sua terra. Ha cantato nei jardines nazaríes de Vélez Benaudalla, al Teatro Alhambra, al Centro Federico García Lorca, e in molti altri luoghi dove la sua voce — dolce e potente al tempo stesso — ha saputo trasformare ogni spazio in un universo di emozione. Nel 2022 le viene affidato il pregón del Día de la Cruz a Granada, ulteriore segno del riconoscimento e dell’affetto che la città nutre per lei.
Oggi Alicia Morales è una delle voci più rappresentative del flamenco granadino e una delle più rispettate del panorama attuale. La sua arte non si limita al virtuosismo tecnico: è un viaggio interiore, un dialogo costante con le radici, un atto di verità.
Progetti futuri (in aggiornamento)
(Questo paragrafo sarà completato quando Alicia condividerà i suoi nuovi progetti artistici.)
Un’arte radicata e contemporanea
Alicia Morales appartiene a una generazione d’oro di cantaoras granadine – accanto a Estrella Morente, Marina Heredia ed Encarni “La Nitra” – che hanno saputo unire tradizione e ricerca.
Il suo cante, limpido e intenso, si distingue per l’equilibrio tra conoscenza storica e libertà interpretativa. La sua voce racconta Granada, la memoria delle cuevas, la luce del Sacromonte e la poesia di Lorca, in un linguaggio profondamente personale che affonda le radici nel passato per guardare al futuro del flamenco.
Alicia Morales: quando il cante diventa presenza
Scrivere di Alicia Morales senza lasciarsi attraversare dal sentimento sarebbe impossibile.
Ci sono artisti che si ammirano e altri che si sentono. Alicia appartiene a questi ultimi. Forse perché, come accade con le anime autentiche del flamenco, è difficile separare l’artista dalla persona quando si ha la fortuna di conoscerla da vicino. E allora il valore artistico si intreccia inevitabilmente con quello umano.
Ho conosciuto Alicia a Granada, la sua terra. Ricordo ancora quel pomeriggio trascorso nei dintorni di Plaza Nueva. Prima ancora di ascoltarla cantare, la sua presenza mi aveva colpito. C’era qualcosa di magnetico nel suo modo di stare al mondo, una forza tranquilla ma intensa che attirava naturalmente l’attenzione di chi le stava accanto.
Quando poi l’ho sentita cantare, quella prima impressione ha trovato conferma.
La sua voce possiede la stessa intensità che caratterizza la sua persona. È un cante che non cerca effetti, che non ha bisogno di sovrastrutture. Nasce da un luogo profondo e autentico e arriva con naturalezza a chi ascolta. È una voce che conserva la terra di Granada, la memoria, il carattere e la sensibilità di chi ha fatto del flamenco non soltanto una professione, ma un modo di vivere e di sentire.
Alicia è una persona intensa, di quelle che creano immediatamente una connessione umana. Nella conversazione, nel sorriso, nell’ascolto e poi nel cante. Non esistono distanze tra ciò che è e ciò che canta. Ed è forse proprio questa coerenza a renderla un’artista così speciale.
Nel flamenco si parla spesso di verità. Una parola abusata, a volte persino svuotata di significato. Eppure ci sono artisti che la restituiscono alla sua essenza. Alicia Morales è una di loro. La sua presenza scenica, la sua voce e il suo modo di condividere il flamenco raccontano la stessa storia: quella di una donna che canta esattamente come vive, con intensità, generosità e profondità.
Per questo, ogni volta che la ascolto, ho la sensazione che il cante non sia soltanto musica. Diventa incontro. Diventa presenza. Diventa umanità.


È stato dolcissimo e duro al tempo stesso sentirla cantare pochi giorni fa al Corral de la moreria. E sorprendentemente facile incontrarla fuori dal locale prima e dopo lo spettacolo. Jeans e felpa, niente divismo … mio marito è rimasto fulminato