Vita e inizi
Javier Antonio García Expósito conosciuto come Javier Latorre nasce a Valencia nel 1963. La sua formazione inizia con la danza classica, ma ben presto il flamenco diventa la sua strada principale: un linguaggio che gli permette di unire rigore tecnico e passione. A soli sedici anni debutta con la Compañía Lírica Nacional, e poco dopo entra nel Ballet Nacional de España sotto la direzione di Antonio Gades, entrando così in contatto con uno dei maestri che più influenzeranno il suo percorso. Qui, crescendo accanto a figure come Antonio Ruiz Soler “Antonio” e María de Ávila, consolida la sua formazione di ballerino e inizia a distinguersi come solista.
Traiettoria artistica
La carriera di Javier Latorre si distingue per versatilità e originalità. Dopo gli anni con Gades, entra a far parte della compagnia di Mario Maya, altro grande nome del flamenco scenico.
Verso la fine degli anni Ottanta si ritrasferisce a Córdoba, dove fonda la compagnia Ziryab Danza e mette in scena opere che lo impongono come uno dei grandi coreografi della sua generazione, come Hijas del Alba e La fuerza del destino.
Le sue creazioni, sempre a metà fra rigore tecnico e ricerca poetica, hanno calcato i palcoscenici di tutta Europa.
I suoi spettacoli fondono tradizione e innovazione e guadagnando riconoscimenti in Spagna e all’estero.
Alcuni dei suoi lavori più noti sono Ambivalencia (1989), Rinconete y Cortadillo (1994) e El Quijote (2005), opere che rivelano la sua capacità di trasportare la danza flamenca in territori teatrali e letterari.
Javier Latorre non si è mai limitato al flamenco puro: ha collaborato con Enrique Morente e Lagartija Nick nell’indimenticabile Omega, con Paco Peña, con la Fura dels Baus e con grandi figure del teatro spagnolo. Le sue coreografie spaziano dal balletto classico alla musica contemporanea, senza mai perdere la radice flamenca.
Insegnamento e stile
Parallelamente alla carriera di interprete e coreografo, Javier Latorre ha dedicato grande energia alla didattica. È stato maestro per generazioni di ballerini, trasmettendo un flamenco di forte radicamento tecnico, ma aperto al dialogo con la danza contemporanea e la tradizione accademica. Nei suoi corsi insiste sull’importanza della disciplina, del controllo del corpo e del ritmo, ma soprattutto sull’espressione personale: per lui, il flamenco non è mai mera ripetizione di passi, bensì un atto creativo.
Collaborazioni artistiche e riconoscimenti
La lista delle sue collaborazioni è ricchissima. Ha lavorato accanto ad artisti come Antonio Canales, Manuela Carrasco, Javier Barón e Eva Yerbabuena.
Come coreografo ha creato per il Ballet Nacional de España, ha firmato spettacoli per la compagnia di Aída Gómez e ha collaborato con cantaores come Miguel Poveda ed Enrique Morente, ampliando i confini del flamenco verso progetti interdisciplinari.
Non sorprende, quindi, che abbia ricevuto riconoscimenti prestigiosi come il Premio El Desplante al Festival de la Unión, il Giraldillo de la Bienal de Sevilla e il Premio de la Crítica al Festival de Jerez.
Javier Latorre e il cinema
Un momento chiave della sua traiettoria è la collaborazione con Carlos Saura nel film Flamenco Flamenco (2009). In questa occasione, Latorre porta sul grande schermo la sua visione coreografica, dimostrando come il flamenco possa dialogare con la cinepresa senza perdere intensità. La sua presenza nel film lo consacra come coreografo capace di coniugare tradizione e modernità, radicamento scenico e proiezione internazionale.
Maestro e pedagogo
Dopo aver lasciato volontariamente il palcoscenico nel 2003, Latorre ha scelto di dedicarsi definitivamente all’insegnamento. Ha trasmesso la sua esperienza come docente di coreografia al Conservatorio Superiore di Danza di Málaga e nel suo Centro de Danza di Córdoba, diventato punto di riferimento per giovani ballerini e professionisti.
Curiosità
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È considerato uno dei coreografi più premiati del flamenco contemporaneo, con riconoscimenti al Festival de Jerez e alla Bienal de Sevilla.
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La sua formazione classica si riflette sempre in un portamento elegante e in un uso dello spazio scenico molto teatrale.
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Ha partecipato come coreografo anche a produzioni cinematografiche, portando il flamenco oltre i palcoscenici tradizionali.
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Nonostante la fama internazionale, Latorre continua a insegnare in Spagna e all’estero, mantenendo un contatto diretto con allievi e professionisti.
Figura imprescindibile della danza spagnola, Javier Latorre rappresenta il punto d’incontro tra il flamenco più autentico e la ricerca scenica contemporanea. Con la sua carriera ha dimostrato che il flamenco può essere al tempo stesso radice e avanguardia, tradizione e sperimentazione.
Intervistato più volte, Latorre ha dichiarato di non essersi mai chiesto davvero “come” sia arrivato al flamenco: per lui la danza è una passione totalizzante, una vocazione naturale. Non ama definire successo e carriera in termini convenzionali: il suo traguardo più grande, dice, è aver potuto vivere facendo ciò che ama.
Se dovessi sintetizzare il suo contributo, direi che Javier Latorre ha portato il flamenco in una dimensione teatrale, fatta di drammaturgia, narrazione e ricerca espressiva. È un artista che ha saputo trasformare il ballo in racconto scenico, senza mai smarrire l’essenza più profonda del compás.
Nelle sue coreografie mi lascio avvolgere dalla bellezza, dall’eleganza e dalla forza che sprigionano — una forza che non tradisce mai l’essenza del flamenco, ma la esalta attraverso una drammaturgia intensa e poetica, dove ogni gesto diventa racconto e ogni silenzio emozione.

