Mi è sempre piaciuta la corrispondenza cartacea e c’è stato un tempo in cui bastava una cartolina per attraversare distanze, raccontare un luogo, lasciare un segno: ” Sei nei miei pensieri!”
Le cartoline ricamate, conosciute anche come embroidered silk postcards, nascono all’inizio del Novecento tra Francia e Svizzera. Piccoli oggetti preziosi, realizzati a mano su seta, montati su cartoncino con delicate cornici in rilievo. Non erano semplici souvenir: erano gesti.
Durante la Prima Guerra Mondiale diventano messaggi d’amore e nostalgia. I soldati le inviano a casa, ricamate con fiori, bandiere, parole semplici ma cariche di presenza:
“Yours forever”.
Un filo sottile che univa chi era lontano.
Il caso spagnolo: folklore che prende forma
Nel dopoguerra, soprattutto tra gli anni ’40 e ’60, la Spagna trasforma queste cartoline in qualcosa di profondamente identitario.
Non più solo messaggi ma immagini vive.
Le cartoline ricamate spagnole raccontano:
- costumi regionali (trajes regionales), ricchi, tridimensionali
- bailaoras di flamenco, in rosso, nero, oro, coloratissime
- toreri, simbolo di forza e ritualità
- figure religiose, intime e popolari
Tra i nomi legati a questa produzione emerge quello di Elsi Gumier, che ha contribuito a diffondere uno stile riconoscibile, prodotto da editori come Postales Alcalá e CEME.
Qui il ricamo non è decorazione.
È corpo.
È volume.
È gesto.
Materia viva
Queste cartoline non si guardano soltanto.
Si sentono.
La seta crea rilievi, imperfezioni, vibrazioni.
Ogni pezzo è leggermente diverso.
Ogni filo racconta una mano.
Ed è proprio questa fragilità, il tempo che le consuma, la delicatezza dei materiali, a renderle oggi così preziose.
Una memoria personale
Le ricordo bene.
Da giovane mio padre me le regalava. Arrivavano come piccoli oggetti curati, leggeri ma ricchi di dettagli.
Ricevere una cartolina aveva un valore preciso: non era solo un’immagine, ma il risultato di una scelta. Qualcuno si fermava, osservava, decideva cosa inviare e a chi. C’era un tempo dedicato, un’intenzione.
Oggi la comunicazione è immediata, veloce, spesso senza traccia.
Una cartolina, invece, resta.
Si conserva, si può rivedere, diventa parte di una memoria concreta.
In questo senso, per me, assomiglia a certe esperienze legate al flamenco: non solo qualcosa che accade, ma qualcosa che lascia segno.

Che belle Eli.
Sono diventate ricordi preziosi.
Anche il mio papà me ne portó una da Mosca. Erano gli anni 70
La mia passione per i manufatti mi fa apprezzare moltissimo questa raccolta di fantastiche cartoline. Rappresentano arte e cultura che puntualmente ci metti a disposizione con sapienza ed entusiasmo. Grazie Elisabetta