Alegrìas

Alegrías: il canto solare del flamenco

Le Alegrías sono tra i palos più emblematici del flamenco, appartenenti alla famiglia delle Cantiñas e originarie della zona di Cádiz. Quando si parla di Alegrías, si intende in realtà la Alegría de Cádiz, il più celebre fra i sottogeneri delle Cantiñas, al punto che spesso, impropriamente, si utilizza il termine Alegrías per indicare l’intera famiglia.

Il nome deriva dal latino alicer, alecris, che significa “allegria”, “divertimento”, “festa”: ed è proprio questo lo spirito che incarna, rispecchiando perfettamente l’animo solare, ironico e vivace del popolo gaditano.

Le Alegrías appartengono alla famiglia delle Cantiñas, una serie di canti caratterizzati da un compás in 12 tempi simile a quello della Soleá, ma con un tempo più rapido e un’atmosfera decisamente più leggera e danzante.

Origine

La loro origine, seppur sfumata nella leggenda, viene spesso associata alla fine del XIX secolo, quando diventano protagoniste nei cafés cantantes, locali in cui si esibivano i grandi artisti dell’epoca. Si pensa derivino dalla jota aragonese introdotta durante la presenza francese e le Cortes di Cádiz  e questo contribuì a plasmare il carattere musicale delle Alegrías: sempre in tonalità maggiore, dal sapore brillante e festoso, perfettamente calibrate per essere cantate, suonate e soprattutto ballate.

La forza delle Alegrías sta anche nella loro apertura scenica. L’introduzione ormai iconica — quel celebre “Tirititrán, trán, trán” — sembra essere nata quasi per caso, quando un cantaor, dimenticando la letra, improvvisò questa formula che oggi è divenuta canonica e riconoscibile in tutto il mondo del flamenco.

Caratteristiche musicali

  • Compás: segue il tipico metro delle Cantiñas, in 12 tempi, con accenti su 12-3-6-8-10.

  • Tonalità: solitamente in maggiore, con accompagnamento por medio (La-Mi) o por arriba (Mi-Si).

Struttura metrica

La loro struttura metrica si basa sul verso ottonario in quartine, con testi che raccontano frammenti di vita quotidiana, tradizioni popolari, riferimenti religiosi, immagini della città, del mare, e un lessico tipico delle zone andaluse.

Las Alegrías: cante, toque e baile

Il cante por Alegrías si apre quasi sempre con il celebre Tirititrán, fraseggio senza senso che funge da “salida” e che caratterizza inconfondibilmente questo palo. Secondo un aneddoto, sarebbe nato da una dimenticanza di Ignacio Espeleta durante una festa, poi reso celebre da Manolo Vargas. Ogni cantaor ne dà una versione personale.

Segue poi una letra tradizionalmente formata da quattro versi ottosillabici, con il primo ripetuto dopo il secondo. A questa si aggiunge spesso un juguetillo – breve strofa/estribillo – che può essere allungata e usata anche per concludere il cante. Il finale è solitamente affidato al Macho, strofa più intensa e di tono più alto, che porta il cante a un climax emotivo.

Nel tempo, molti grandi cantaores hanno lasciato la loro impronta su questo palo, tra cui Enrique el Mellizo, La Niña de los Peines, Aurelio Sellés, Pericón de Cádiz e, più tardi, Chano Lobato.

La chitarra, in questo contesto, accompagna con eleganza, sfruttando la brillantezza della tonalità e le possibilità ritmiche del compás. Artisti come Paco de Lucía, Manolo Sanlúcar e molti altri hanno saputo valorizzare il potenziale melodico e narrativo delle Alegrías anche nelle composizioni strumentali.

Il baile por Alegrías è uno dei più antichi del repertorio flamenco. Iconico nell’epoca dei cafés cantantes, era considerato una vera prova d’arte e originalità. Spontaneo, elegante e festoso, ha segnato una tappa fondamentale nella codificazione del baile flamenco.

Originariamente di breve durata, oggi il baile por Alegrías si è strutturato e arricchito tecnicamente, ma mantiene la sua freschezza e la sua vivacità. È ballato sia da uomini che da donne, anche se per la sua grazia e malizia si presta particolarmente all’espressività femminile. Le bailaoras spesso vi inseriscono l’uso di Mantón e Bata de Cola, creando un gioco visivo di grande fascino.

Storicamente, si distingueva tra baile maschile, più sobrio e concentrato sul virtuosismo dei piedi (zapateado), e baile femminile, più aggraziato nella parte superiore del corpo “baile de cintura para arriba”, con movimenti sinuosi, braceo e quiebros. Oggi queste distinzioni si sono in parte attenuate, lasciando spazio a interpretazioni personali.

Alegrías oggi

Oggi le Alegrías rappresentano un passaggio quasi obbligato per chi si avvicina allo studio del flamenco, siano essi cantaores, bailaores o chitarristi. Per la loro struttura chiara e la loro energia coinvolgente, vengono spesso insegnate nelle accademie e utilizzate nei festival, nei tablaos e in numerosi spettacoli internazionali.

Eppure, al di là dell’apprendimento tecnico, le Alegrías restano soprattutto una dichiarazione d’intenti: un modo di raccontare la vita con ottimismo, con ironia, con orgoglio andaluso. Sono un inno a Cadice, ma anche un linguaggio universale che parla al cuore con la forza della semplicità e la bellezza dell’arte vissuta nel presente.

 

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