Tangos de Málaga: un compás che viaggia attraverso gli interpreti
Quando parliamo di Tangos de Málaga, parliamo di una delle tante espressioni del grande universo dei Tangos flamencos.
E qui c’è già una prima curiosità: non è così semplice stabilire un’origine unica e definitiva.
La tradizione malagueña si è sviluppata in un territorio preciso, e il Perchel, quartiere popolare di Málaga, è tradizionalmente indicato come uno dei luoghi fondamentali per lo sviluppo di questo repertorio. Ma il territorio, da solo, non basta a spiegare la nascita di uno stile.
Nel flamenco, infatti, il repertorio lo fanno gli interpreti.
Sono loro a ricevere un cante, modificarne una melodia, aggiungere una letra, cambiare un accento, trasmetterlo a un altro artista e, così facendo, costruire nel tempo una vera e propria scuola.
Ed è proprio questo che rende particolarmente interessante la storia dei Tangos de Málaga.
Alcuni studi hanno sottolineato anche la presenza di forti legami con i Tangos granadinos, tanto da considerare parte del repertorio malagueño come una derivazione o un’evoluzione di forme granadine. Allo stesso tempo, la tradizione di Málaga ha sviluppato caratteristiche proprie, soprattutto grazie agli artisti che l’hanno custodita e trasformata.
Insomma, più che cercare un unico “punto di nascita”, è interessante seguire il viaggio del cante attraverso le persone che lo hanno fatto vivere.
CANTE, TOQUE E BAILE: Un cante nato per il compás
I Tangos sono un cante a compás, con una forte vocazione al ballo.
Il loro ritmo è binario, generalmente organizzato in 4/4, ed è proprio questa struttura a renderli immediatamente riconoscibili e particolarmente adatti alla danza. L’Istituto Andaluso del Flamenco li considera uno degli stili fondamentali del flamenco e ne riconosce numerose modalità regionali.
Le tematiche delle coplas possono essere molto diverse: amore, vita quotidiana, sentimenti, ironia, esperienze personali e piccoli frammenti della vita vissuta.
La chitarra sostiene il cante, marca il compás e interviene con le falsetas, creando un dialogo continuo con la voce.
E nel caso dei Tangos de Málaga il risultato è particolarmente interessante perché alcune interpretazioni presentano un carattere più cadenzato e lento, che lascia al baile uno spazio straordinario per giocare con la musicalità.
Nel baile troviamo, come sempre, marcajes, braccia, accenti, llamadas, remates e zapateado, in un continuo dialogo con il cante e con la chitarra.
È un baile che può partire da un carattere più serio e raccolto e trasformarsi progressivamente in qualcosa di più aperto, festoso e vivace.
ATTENZIONE!! UN SOLO CANTE, DIVERSI STILI
Quando un interprete, soprattutto un cantaor, affronta un cante por tangos, raramente si limita a un unico stile. All’interno dello stesso cante può infatti alternare e combinare diverse varianti di tangos, passando da una melodia o da una forma all’altra.
È una caratteristica molto interessante della tradizione flamenca: lo stesso interprete può riunire, nello sviluppo del cante, differenti stili e repertori, creando un percorso musicale che non è mai completamente rigido, ma vive proprio della trasmissione e della sensibilità dell’artista.
GLI INTERPRETI: La storia passa attraverso di loro
Ed è qui che, secondo me, si trova la parte più affascinante.
Quando parliamo di Tangos de Málaga, non parliamo semplicemente di un repertorio “nato a Málaga”.
Parliamo di una tradizione costruita dagli interpreti.
Tra i nomi fondamentali troviamo La Pirula, La Repompa, Paca Aguilera, La Cañeta ed El Piyayo, ognuno con una storia e un contributo diverso. L’Istituto Andaluso del Flamenco indica proprio La Pirula, La Repompa ed El Piyayo tra i primi interpreti conosciuti dei tangos malagueños.
La Pirula
Dolores Campos Heredia, La Pirula, è una delle figure fondamentali della tradizione malagueña e viene indicata in diverse ricostruzioni come una delle principali creatrici o formatrici del repertorio dei Tangos de Málaga.
Il suo cante sarà poi ripreso e trasformato dalle generazioni successive.
El Piyayo: Málaga guarda verso Cuba
Un capitolo particolare è quello di Rafael Flores Nieto, El Piyayo.
I suoi canti vengono spesso inseriti nell’universo dei Tangos malagueños, ma costituiscono un caso particolare.
I Cantes del Piyayo presentano infatti elementi riconducibili ai canti di ida y vuelta e soprattutto alla guajira, con riferimenti alle esperienze musicali legate a Cuba. Per questo vengono spesso considerati un repertorio distinto, pur condividendo il compás dei Tangos.
Ed è un esempio perfetto di come il flamenco non sia mai stato una musica chiusa.
Ascolta, assorbe, trasforma e restituisce.
La Repompa
Ed è qui che arriviamo a uno dei nomi più importanti di tutta questa storia.
Enriqueta de la Santísima Trinidad de los Reyes Porras, La Repompa de Málaga, appartenente alla tradizione del Perchel, morì giovanissima, a soli 21 anni, ma lasciò un’impronta enorme.
La sua interpretazione dei tangos contribuì a fissare e diffondere un repertorio che ancora oggi viene identificato proprio con il suo nome: Tangos de la Repompa.
Ed è importante ricordare che la trasmissione non è mai una semplice copia.
Un artista riceve qualcosa, lo fa proprio e lo restituisce trasformato.
È così che nasce una scuola.
DALLA TRADIZIONE ALLA CONTEMPORANEITÀ
E arriviamo così alla nostra curiosità finale.
Perché una tradizione non è davvero viva se rimane soltanto nel passato.
E allora facciamo un salto di molti decenni e arriviamo a Rosalía.
Nel 2018, con “Di mi nombre”, contenuta nell’album El mal querer, Rosalía porta all’interno della musica contemporanea le melodie tradizionali dei Tangos de la Repompa de Málaga.
Non è un collegamento che dobbiamo interpretare noi: è la stessa Rosalía ad aver presentato il brano come una canzone realizzata sulla base delle melodie tradizionali dei tangos della Repompa de Málaga.
E questo rende la storia davvero affascinante.
Un repertorio che passa dalla Málaga popolare, attraverso La Pirula e La Repompa, arriva decenni dopo a una delle artiste più internazionali della musica spagnola contemporanea.
Rosalía non riproduce semplicemente quel repertorio: lo rielabora, lo inserisce in un nuovo linguaggio e lo porta davanti a un pubblico completamente diverso.
Ed è qui che, secondo me, torna il tema da cui siamo partiti:
il territorio è importante, ma sono gli interpreti a far viaggiare la tradizione.
Da Málaga a Granada, da una generazione all’altra, dal cante al baile, dalla memoria orale alla musica contemporanea.
Il compás rimane.
Cambiano le voci, cambiano i linguaggi, cambiano i tempi.
Ma il cante continua a viaggiare.


Affascinante percorso.
Ogni lunedì è una gioia leggere ed ascoltare questi input flamencos.
Sempre grata a te, Elisabetta.