Zyryab, Paco de Lucía
C’è un momento, premendo “play”, in cui la chitarra di Paco de Lucía apre una porta.
Dietro quella porta c’è un viaggio: dall’Andalusia alle sponde del Mediterraneo, dalle corti arabe del IX secolo ai club di jazz di New York.
Zyryab non è solo un disco del 1990: è un ponte tra epoche e culture. Il suo nome omaggia un poeta e musicista visionario che, quasi mille anni fa, introdusse nuove scale, nuovi strumenti e un gusto raffinato nella Cordova califfale. Paco prende quella eredità e la intreccia con il suo flamenco profondo, aggiungendo i colori del jazz e la libertà dell’improvvisazione.
Il brano che dà il titolo all’album, creato con la complicità di Chick Corea, è un dialogo magnetico tra due mondi: corde di nylon e tasti d’avorio si rincorrono come due danzatori che parlano lingue diverse ma si comprendono alla perfezione.
Ascoltare Zyryab significa lasciarsi trasportare da una corrente calda e luminosa, dove ogni nota è un invito a scoprire quanto il flamenco sappia respirare, viaggiare e reinventarsi.
Un disco che non invecchia, ma si rigenera ad ogni ascolto.

