“Solo quiero caminar” – Paco de Lucía (1981)
Il sestetto che ha cambiato il passo della storia
Ci sono dischi che fanno la storia e che rimangono nel tempo “super-attuali”.
Solo quiero caminar di Paco de Lucía è uno di questi. Pubblicato nel 1981, rappresenta uno spartiacque netto nella storia del flamenco contemporaneo, un vero manifesto di libertà musicale che ancora oggi risuona con forza e attualità.
Dal titolo del primo brano, che è anche il titolo dell’album, si evince un desiderio profondo: camminare liberi, senza catene, senza dogmi. Un’idea che prende forma esplicitamente nel celebre estribillo por tangos:
«Yo sólo quiero caminar,
como corre la lluvia en el cristal,
como camina el río hacia la mar».
È poesia semplice e potentissima, che diventa dichiarazione d’intenti: il flamenco come fiume, come movimento naturale, inevitabile, inarrestabile. Paco non rinnega la tradizione, ma rifiuta le gabbie del flamenco “museale”, aprendo spazi nuovi, vitali, necessari.
Il sestetto: una bomba sonora
Qui entra in scena quello che, senza esagerare, possiamo definire un sestetto leggendario. Paco de Lucía si circonda di musicisti che non sono semplici accompagnatori, ma veri co-creatori di un linguaggio nuovo. Il risultato è esplosivo: il sestetto è una bomba, di quelle che non distruggono ma rifondano.
Accanto alla chitarra di Paco troviamo:
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Ramón de Algeciras, seconda chitarra insieme a Paco colonna portante
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Pepe de Lucía, un cante essenziale, moderno e insieme profondamente flamenco
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Jorge Pardo, al flauto e al sax, che spalanca il flamenco a nuovi orizzonti timbrici
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Carles Benavent, con un basso che pulsa, dialoga, spinge
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Rubem Dantas, che introduce un elemento destinato a cambiare tutto: il cajón.
Il cajón: da Lima al cuore del flamenco
Un’altra “aportación” fondamentale di questo disco è proprio l’ingresso del cajón peruviano nel flamenco. Paco lo scopre durante una tournée e intuisce immediatamente il suo potenziale. Rubem Dantas ce ne regala un suono che oggi percepiamo come “naturalmente flamenco”, ma che allora era una rivoluzione.
Oggi è semplicemente inconcepibile immaginare bulerías, tangos o rumba senza il cajón. Questo strumento amplifica in modo magistrale il ruolo percussivo del baile e della chitarra, creando una base ritmica organica, viva, profondamente corporea. Dopo Solo quiero caminar, nulla sarà più lo stesso.
Un disco che apre strade
Ogni traccia, (vi raccomando l’ascolto dell’intero disco), è un piccolo laboratorio creativo, un equilibrio perfetto tra radice e visione:
CD1
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Solo quiero caminar (Tangos)
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La tumbona (Bulerías)
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Convite (Rumba)
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Montiño (Fandango de Huelva)
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Chanela (Rumba)
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Monasterio de Sal (Colombianas)
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Piñonate (Bulerías)
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Palenque (Rumba)
Ogni palo viene attraversato con consapevolezza, senza forzature, ma con una libertà che all’epoca fece discutere, e che oggi riconosciamo come necessaria.
Un’eredità viva
“Solo quiero caminar” non è solo un disco storico: è un invito. Un invito alle giovani generazioni flamencas a non avere paura di camminare, di cercare, di ascoltare il proprio tempo senza tradire l’essenza.
Un abbraccio alla storia del flamenco ma con lo sguardo rivolto in avanti.
E quando il sestetto “ri-suona”, lo senti subito:
non è solo musica. È movimento, è rischio, è libertà.


Grazie per la tua competenza ed il tuo entusiasmo contagioso 🪭
Ciao Elisabetta, sono anche io davvero sorpresa dalle tipologie di ascolti e dalla quantità e qualità di informazioni che si trovano in questa rubrica.
Un tesoro reso vivo dalla nostra super profesora de flamenco.
Come non ringraziarti!
Per la possibilità di aprire una porta su un mondo e scoprire che non solo e’ molto più grande e vasto di quello che si pensava.
Per renderci partecipi di cose che altrimenti sarebbero restati preziosi segreti in mano ad esperti.
Per aiutarci ad entrare in un mondo che altrimenti non avremmo mai compreso fino in fondo e nemmeno conosciuto, grazie a delle chiavi di lettura che dai per niente scontate o superficiali.
Davvero molto grata a te e alla tua bellissima ed interessantissima rubrica!