Romesco – Chicuelo y Marco Mezquita

Romesco — Chicuelo

(dall’album “No hay dos sin tres”, con Marco Mezquida e Paco de Mode, 2019)

Ci sono incontri musicali che sembrano scritti dal destino. Romesco è uno di questi.
Nel dialogo tra la chitarra flamenca di Chicuelo e il pianoforte di Marco Mezquida, si compie un piccolo miracolo sonoro: due linguaggi diversi che si cercano, si ascoltano e infine si abbracciano.

Il titolo stesso, Romesco, evoca la Barcellona di entrambi — la città in cui il flamenco si è mescolato con il Mediterraneo e con il jazz, come una salsa che unisce sapori contrastanti in un’unica armonia.
Il brano si muove nel ritmo giocoso del tanguillo, ma è costantemente attraversato da sfumature jazzistiche e da improvvisazioni piene di libertà.

La chitarra di Chicuelo respira tra le corde, con quel suo modo naturale di far danzare il compás, mentre il pianoforte di Mezquida tesse melodie luminose e imprevedibili. Sullo sfondo, le percussioni di Paco de Mode aggiungono colore e profondità, come un battito vitale che tiene insieme l’intero paesaggio sonoro.

Per me, Chicuelo è uno di quei chitarristi che riescono a restare autentici anche quando esplorano territori nuovi. In Romesco c’è tutto: la tradizione, la curiosità, la leggerezza, e quella malinconia sottile che solo la musica di verità sa lasciare.

Un brano che profuma di mare, di città, di complicità.
Da ascoltare come si assapora qualcosa di buono e familiare, lasciando che ogni nota racconti — con semplicità e grazia — l’arte di due musicisti che suonano come se parlassero la stessa lingua del cuore.

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