Si mi voz Muriera en Tierra

Rubrica Ascolto – Flamenco Red

“Si mi voz muriera en tierra”  (1924) – Rafael Alberti

Una poesia, quattro ascolti, la libertà nel sentire.

Ci sono poesie che non si limitano a essere lette: chiedono di essere ascoltate, respirate, riportate ogni volta alla vita attraverso una voce diversa.
Si mi voz muriera en tierra di Rafael Alberti è una di queste.

Questa poesia è stata  scritta nel 1924, anno in cui uscì anche la raccolta Marinero en tierra, il libro che consacrò il peta e che vinse il Premio Nacional de Literatura.

È una poesia giovanile, ma già densissima: tutta attraversata dal tema del mare come origine, patria emotiva e luogo dell’anima, centrale in Alberti soprattutto negli anni precedenti all’esilio.
Non a caso è uno dei testi più musicati e “attraversati” da artisti di mondi diversi.

Il significato profondo della poesia

Quando Alberti scrive Si mi voz muriera en tierra, non parla di una morte fisica, ma di qualcosa di molto più profondo. La voce è identità, poesia, essenza vitale e memoria intima di sé. La “terra” non è un luogo reale, ma simbolo di aridità, sradicamento ed esilio, lo spazio in cui la voce rischia di perdere senso. Il mare, al contrario, è casa, grembo materno e memoria originaria, uno spazio libero e vivo. Chiedere che la voce venga riportata al mare significa affermare che solo lì può continuare a esistere davvero, ed è forse per questo che questa poesia ha attraversato mondi musicali diversi, parlando a chiunque senta l’arte come esperienza profonda e senza confini.

Questa poesia mi commuove profondamente, ogni volta. Forse perché parla di qualcosa che tutti, prima o poi, sperimentiamo: la paura di perdere la nostra voce interiore, la nostra origine, il luogo in cui sentiamo di appartenere davvero.

Quattro ascolti, quattro modi di sentire

Ho scelto quattro versioni molto diverse tra loro, tutte legate a questa poesia o al suo immaginario, proprio per mostrare come lo stesso testo possa vivere molte vite.

Enrique Morente – “Si mi voz muriera en tierra”

Questa versione tratta dal disco “Negra si tu supieras ha una scelta poetica precisa. Morente decide di vestire i versi di Rafael Alberti con una cantiña/alegría, ricordandoci che, El Puerto de Santa María, a Cádiz, è il luogo reale e simbolico della memoria marinera dell’autore. La nostalgia non si chiude nel dolore, ma viene attraversata da una luce di speranza, quasi una resistenza vitale al rischio dello sradicamento. La chitarra di Josemi Carmona, figlio di Pepe Habichuela, accompagna con eleganza e profondità questo equilibrio sottile tra malinconia e apertura. Il testo di Alberti si intreccia inoltre con letras tradizionali, creando un dialogo vivo tra poesia colta e cante flamenco, dove la parola continua a essere memoria, presente e possibilità.

 

Vicente Amigo – “Marinera (Levante)”

Accompagnando la voce di Jose Parra, Vicente Amigo ci conduce nelle sonorità dei Cantes de Levante con una resa profondamente poetica. La sua chitarra racconta il mare attraverso il suono, il respiro e lo spazio: la tecnica di tremolo, crea un effetto cantabile, quasi “mandolinistico” che ci porta direttamente a un mare accogliente. L’orchestrazione di Córdoba amplifica la sensazione onirica e sospesa. La Marinera De Levante fa parte del disco Poeta, in cui tutti i brani sono interconnessi; questo pezzo dialoga in particolare con un’alegría intitolata En el mar de tu sentir, a dir poco meravigliosa. Vi consiglio l’ascolto del disco intero! La versione è luminosa e suggestiva, capace di trasformare la nostalgia in movimento, come un’onda che non si ferma.

Nika Ompa Ensemble – versione di ispirazione rinascimentale/barocca

Qui avviene un’operazione affascinante: la poesia di Alberti dialoga con forme musicali antiche, riportandoci indietro nel tempo e allo stesso tempo fuori dal tempo. Non si tratta di musica barocca storica, ma di un progetto contemporaneo che utilizza strumenti e sonorità del repertorio rinascimentale e barocco per far emergere la nostalgia e la profondità del testo, collegando l’universo poetico di Alberti con l’eredità musicale spagnola e mediterranea.

Emy Castro – versione ritmica, afro-latinoamericana

Una declinazione sorprendente e potentissima.
Il testo si apre al ritmo, al corpo, alla pulsazione della bulerias.
Qui la poesia attraversa l’oceano e dialoga con l’eredità afro-cubana e latinoamericana, ricordandoci che il mare non separa: connette.

Cosa ci raccontano queste versioni insieme

Questi quattro ascolti ci dicono una cosa molto semplice e molto grande:l’arte è libera.
Non esiste un solo modo “giusto” di sentire una poesia, un cante, una musica.

Ogni artista qui ha portato il proprio sentire, la propria storia, il proprio corpo, sullo stesso testo di Rafael Alberti.
Ed è proprio questo che rende quest’opera sempre viva.

Il flamenco, come tutta l’arte autentica, non sta nella forma, ma nel sentire.
E quando un testo è così profondo, così vero, continua a generare voce.

Si mi voz muriera en tierra continua a parlarci e a trovare nuove forme perché, in fondo, tutti cerchiamo un mare dove la nostra voce possa tornare a respirare.

4 pensieri su “Si mi voz Muriera en Tierra

  1. Maria Teresa La Faietta Ceron dice:

    La tua competenza e la tua passione si percepiscono in ogni informazione e tutto ciò fa di questo sito un meraviglioso strumento culturale.

    • Milena dice:

      Credo che una poesia che ha come protagonista la voce di un espatriato sia davvero potente e carica di nostalgia.

      E la poesia ha davvero intonato un canto sottile e profondo, quello del riconsegnare un’ anima alla sua sorgente, sia essa la patria, il grembo materno o la parte più profonda e divina dell’ essere umano.

      Ma le voci che poi hanno scelto di interpretare questo canto sembrano essere ancora più possenti. Come se il mare desse vita a onde sonore, e il suono partorisse onde marine.

      Così ascoltando una sola interpretazione e’ come fare un viaggio in un mondo, quattro interpretazioni, 4 viaggi in 4 pianeti differenti, dove ognuno ha tratto un’ ispirazione umana e divina, profonda e piena di vita da una poesia che su carta dava sicuramente minore intensità.

      Come se il canto e la musica avessero conferito volume e suono a una voce che desiderava di essere percepita.

      A ogni parola una vibrazione sonora può regalare più vite, più colori, più sensazioni. E in queste quattro versioni davvero sorprendente come possano cambiare a seconda di chi le intona e le colora.

      Quasi l’ interprete diventa mago e si fa portatore di una miriade di versioni ancora possibili e in divenire.

      Magia pura!

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