Josemi Carmona

JOSEMI CARMONA: TRA L’EREDITÀ DEGLI HABICHUELA E LA RICERCA DI UN FLAMENCO PERSONALE

Dai successi con i Ketama alla ricerca di nuove sonorità tra flamenco e jazz: il percorso di un chitarrista che ha trasformato la tradizione familiare in un linguaggio personale.

Una chitarra tra le mani fin dall’infanzia

José Miguel Carmona Niño, conosciuto artisticamente come Josemi Carmona, nasce a Madrid nel 1971, in una delle famiglie più importanti della storia del flamenco: la dinastia degli Habichuela. È figlio del chitarrista Pepe Habichuela e della bailaora Amparo Bengala e cresce in un ambiente in cui la musica, il compás e la presenza degli artisti fanno parte della quotidianità.

Il suo rapporto con la chitarra comincia prestissimo. A soli tre anni cerca già di riprodurre i suoni che ascolta in casa; a nove anni si esibisce in pubblico e, a quattordici, entra nei Ketama, dando inizio a una carriera professionale che lo porterà sui palcoscenici internazionali.

Per Josemi, la musica non è una scoperta improvvisa, ma un linguaggio appreso attraverso l’ascolto, la vicinanza ai grandi interpreti e la familiarità con una cultura tramandata di generazione in generazione.

Gli Habichuela: una dinastia, una responsabilità, una libertà

Per comprendere la personalità musicale di Josemi Carmona bisogna risalire alle origini della famiglia Habichuela, una saga di chitarristi legata alla tradizione flamenca di Granada.

Il nonno, conosciuto come Habichuela el Viejo, rappresenta una delle radici di questa storia familiare. Suo padre, Pepe Habichuela, è diventato una figura di riferimento della chitarra flamenca contemporanea, apprezzato per la profondità espressiva, il senso del ritmo e la sensibilità nell’accompagnamento del cante.

Nel corso della sua carriera, Pepe ha collaborato con artisti fondamentali come Camarón de la Isla ed Enrique Morente. Proprio il dialogo con Morente ha contribuito ad aprire nuove prospettive armoniche e creative, dimostrando che il rispetto della tradizione non esclude la sperimentazione.

 

Josemi eredita questo patrimonio attraverso la musica, ma anche attraverso la vita quotidiana: ascoltare, accompagnare, osservare e condividere sono parte integrante della sua formazione.

Appartenere a una famiglia così importante, tuttavia, non significa limitarsi a ripetere ciò che è stato fatto prima. Il suo percorso mostra come un’eredità possa diventare il punto di partenza per una ricerca personale. Le radici non sono un confine, ma una base da cui muoversi.

Ketama: quando il flamenco incontra nuovi linguaggi

Negli anni Ottanta e Novanta, i Ketama diventano uno dei gruppi più rappresentativi del cosiddetto nuevo flamenco. La loro musica mette in dialogo il flamenco con la rumba, il pop, la salsa e altre sonorità, dando vita a una proposta capace di raggiungere un pubblico molto più ampio. La formazione definitiva dello storico trio dei Ketama è composta da: 

  • I fratelli Antonio Carmona (voce) e Juan José Carmona detto “El Camborio”, alla chitarra
  • Il loro cugino José Miguel Carmona (detto “Josemi”, alla chitarra)
I tre musicisti appartengono alla celebre dinastia gitana dei Habichuela (Antonio e Juan José sono figli di Juan Habichuela, mentre Josemi è figlio di Pepe Habichuela)

L’ingresso di Josemi, quando ha appena quattordici anni, coincide con una stagione di trasformazione. Il gruppo contribuisce a modificare il modo in cui una parte del pubblico si avvicina al flamenco, portandolo fuori dai suoi circuiti più tradizionali e facendolo incontrare con nuovi contesti musicali.

Il successo dei Ketama non è soltanto una questione discografica. La loro esperienza pone anche una domanda importante:

fino a che punto il flamenco può aprirsi ad altri linguaggi senza perdere la propria identità?

Le risposte sono state diverse. Per alcuni ascoltatori, queste contaminazioni hanno rappresentato un allontanamento dalla tradizione; per altri, una possibilità concreta di rinnovamento. In ogni caso, il fenomeno Ketama ha segnato una tappa significativa nella storia recente del flamenco.

Per Josemi, quell’esperienza è stata una straordinaria palestra musicale. Gli ha permesso di confrontarsi con arrangiamenti, strutture e sonorità differenti, sviluppando una sensibilità che avrebbe continuato a coltivare anche dopo il percorso con il gruppo.

Oltre Ketama: la ricerca di una voce personale

Dopo gli anni trascorsi con Ketama, Josemi approfondisce il proprio percorso come chitarrista, compositore e produttore. La sua ricerca si concentra sempre più sulle possibilità espressive della chitarra e sul dialogo tra il flamenco e altre tradizioni musicali.

Nel 2011 pubblica Las pequeñas cosas, il suo primo album da solista, che ottiene una nomination ai Latin Grammy nella categoria Miglior album flamenco.

Nel corso della sua carriera collabora con musicisti di grande rilievo, tra cui Paco de Lucía, Jorge Pardo, Carles Benavent e Dave Holland. Parallelamente, sviluppa un’attività di produzione, partecipando a progetti legati all’evoluzione del flamenco e alla musica di artisti come Niña Pastori e La Barbería del Sur.

 

Tra le esperienze significative c’è Sumando (2006), realizzato con il bassista Carles Benavent, e Hands, progetto che lo vede condividere il percorso musicale con il padre Pepe Habichuela e il contrabbassista jazz Dave Holland.

Questi incontri non si limitano a sovrapporre stili differenti. Il loro interesse sta nella ricerca di un terreno comune, in cui ogni musicista possa conservare la propria identità e, allo stesso tempo, lasciarsi trasformare dal confronto

De cerca: il dialogo tra flamenco e jazz

Nel 2016 Josemi avvia con il contrabbassista Javier Colina il progetto De cerca, al quale partecipa anche il percussionista Bandolero.

Il trio esplora le possibilità d’incontro tra chitarra flamenca, contrabbasso, percussioni e improvvisazione jazzistica. La chitarra assume un ruolo diverso da quello tradizionale: non è soltanto lo strumento che accompagna il cante o che si mette in evidenza attraverso una falseta, ma una voce capace di dialogare con gli altri musicisti, rispondere, proporre idee e costruire insieme il discorso musicale.

Il titolo, De cerca — «da vicino» — evoca una musica fatta di ascolto reciproco, attenzione ai dettagli e intesa tra gli interpreti.

 

Il progetto prosegue nel tempo, anche attraverso lavori come Vida, confermando l’interesse di Josemi per un linguaggio aperto, nel quale il flamenco rimane una radice riconoscibile senza diventare un limite.

Che cosa significa il flamenco per Josemi Carmona?

Nella sua traiettoria, il flamenco non appare come un territorio chiuso, ma come una cultura musicale dalla forte identità, capace di dialogare con altri mondi.

La formazione familiare gli ha trasmesso il senso del compás, il fraseggio e la conoscenza della chitarra flamenca. L’esperienza con Ketama gli ha offerto l’occasione di confrontarsi con nuovi arrangiamenti e con il linguaggio della musica popolare. Le collaborazioni successive hanno ampliato ulteriormente il suo orizzonte.

È importante, però, distinguere tra una contaminazione superficiale e una ricerca musicale più profonda. Nel secondo caso, l’incontro con altri generi nasce dalla conoscenza del proprio linguaggio e dalla capacità di esplorarne le possibilità senza cancellarne le caratteristiche.

Nella musica di Josemi, la radice flamenca continua a essere presente, ma si apre a nuove armonie, melodie e forme d’improvvisazione. La sua storia suggerisce che la tradizione non sia necessariamente qualcosa di immobile: può essere trasmessa, studiata e trasformata attraverso la curiosità, l’ascolto e la creazione.

Alcune curiosità

Una vocazione precoce. Josemi si avvicina alla chitarra fin da piccolissimo e, a soli quattordici anni, entra nei Ketama.

Una famiglia di musicisti. È figlio di Pepe Habichuela, nipote di Habichuela el Viejo e nipote del chitarrista Juan Habichuela.

Un incontro tra generazioni. Con Hands condivide un progetto musicale con suo padre Pepe Habichuela e con il contrabbassista Dave Holland.

Un riconoscimento internazionale. Las pequeñas cosas riceve una nomination ai Latin Grammy del 2011 come Miglior album flamenco.

Una carriera aperta al dialogo. Il progetto De cerca, con Javier Colina e Bandolero, rappresenta una delle esperienze più significative della sua esplorazione tra flamenco e jazz.

Il ritorno dei Ketama. Nel 2019 partecipa alla riunione del gruppo con il tour No estamos lokos, tornando a condividere con il pubblico una parte importante della propria storia artistica.

Una tradizione che guarda avanti

La storia di Josemi Carmona è quella di un musicista cresciuto tra due forze complementari: la memoria di una grande famiglia flamenca e il desiderio di trovare una voce propria.

La prima gli ha dato le radici; la seconda, la possibilità di esplorare nuovi territori.

Dai palcoscenici dei Ketama agli incontri più raccolti del flamenco-jazz, il suo percorso dimostra che tradizione e modernità non sono necessariamente opposte. Possono convivere, confrontarsi e arricchirsi reciprocamente.

Nella sua chitarra risuonano la memoria degli Habichuela, l’esperienza di una generazione che ha trasformato il rapporto tra flamenco e musica popolare e la curiosità di un artista che continua a cercare.

Perché un’eredità non si conserva soltanto ripetendola. Rimane viva quando qualcuno la ascolta, la comprende e trova il coraggio di farla propria.

nella nostra rubrica ASCOLTO puoi ascoltare il brano SENCILLITO in duo con Carles Benavent

https://www.flamenco.red/sencillito-josemi-carmona-carles-benavent/

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Un pensiero su “Josemi Carmona”

  1. Stefania Pianalto dice:

    Che bell’articolo. Bello anche perché ci sono tante foto. Mi piace la foto di gruppo al Corral de la Moreria.
    Dopo mi guardo con calma i video.
    Grazie Elisabetta

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