No tuve quien me dijera – Paquera De Jerez

Apro l’articolo dicendo che La Paquera de Jerez è una di quelle artiste/i che avrei voluto sentire dal vivo.
Ci sono voci nel flamenco che non cantano soltanto: scavano, scuotono, ti attraversano fino a farti sentire ogni respiro.

La prima volta che ho ascoltato No tuve quien me dijera, come altri brani cantati dalla Paquera, ho provato quella sensazione unica: come se qualcosa mi strappasse il petto per riempirlo subito di energia, un’onda potente che arriva senza filtri, senza mediazioni.
La sua voce non cerca perfezione, ma verità. È un grido che nasce dal fondo del corpo, dal cuore della festa.

E poi c’è quel momento, ogni volta uguale e sempre nuovo, che mi lascia senza fiato:

“¡Aylilili… Alianda, Ole!”

Non è solo un grido: è un richiamo, un invito collettivo, una forza primitiva che ti trascina nel cuore della bulería, dentro la fiesta stessa, dove ogni movimento, ogni gesto, trova il suo spazio di libertà.

La forza della bulería di Jerez

Il brano appartiene al mondo della bulería, uno dei palos più emblematici del flamenco e profondamente legato alla città di Jerez de la Frontera.

La bulería di Jerez ha qualcosa di molto particolare:
è allo stesso tempo musica, ritmo e spazio sociale.

Non è solo un cante o un baile, ma una maniera di stare insieme, di rispondersi, di provocarsi musicalmente.

Il baile por bulerías nasce spesso nella fiesta, quando il compás diventa una struttura aperta dentro la quale ognuno trova il proprio modo di esprimersi.

Un baile che invita alla libertà

È proprio questo che rende la bulería così affascinante.

Esiste un codice molto preciso:
il compás, le llamadas, le strutture musicali.

Ma dentro questo codice vive una grande libertà.

Ogni bailaor o bailaora entra nel cerchio con la propria personalità, con il proprio modo di muoversi, con il proprio carattere.

È un baile che invita all’espressione individuale, ma sempre dentro una comunità che ascolta e risponde.

La voce della Paquera

In questo senso, la voce di La Paquera de Jerez incarna perfettamente lo spirito della bulería jerezana.

È una voce viscerale, potente, quasi selvaggia.

Una voce che non cerca la perfezione tecnica ma la verità dell’espressione.

Ed è forse proprio per questo che, ancora oggi, dopo tanti anni, continua a trasmettere una forza così immediata.

Quando parte quel ““¡Aylilili… Alianda, Ole!””  la fiesta inizia!

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