Foto . Daniel Olsson
Parlare di Juan Carlos Lérida significa entrare in una dimensione del flamenco che va oltre lo stile e la forma, per diventare esperienza, ricerca e trasformazione. Il suo lavoro si colloca in quello spazio di confine tra tradizione e contemporaneo che lui stesso definisce flamenco empirico.
Biografia e formazione
Lérida nasce nel 1971 a Fulda in Germania, ma il suo percorso artistico affonda le radici nel sud della Spagna dove i suoi genitori rientrano quando lui è piccolissimo: inizia infatti lo studio della danza e del flamenco a soli 3 anni a Siviglia.
La sua formazione si amplia presto:
- Arte Drammatica
- Danza Contemporanea presso il C.A.T di Siviglia
- Danza-Teatro e Improvvisazione a Barcellona con Mercedes Boronat
È inoltre laureato in Coreografia e Interpretazione della Danza presso l’
Institut del Teatre, dove nel 2007 riceve il Premio Straordinario, riconoscimento che sottolinea l’eccellenza del suo percorso formativo.
Foto: Francisco Villalta
Fin dagli inizi emerge una doppia tensione: da un lato la tradizione flamenca
dall’altro la ricerca sul corpo e sul linguaggio scenico.
In Catalogna fonda la compagnia 2D1, con cui crea le prime opere coreografiche, premiate in diversi concorsi nazionali.
I primi riconoscimenti e la scena internazionale
La sua carriera si sviluppa rapidamente su scala internazionale:
- 2000 → invitato in Giappone dalla coreografa Yoko Komatsubara come interprete e coreografo al Teatro Nazionale di Tokyo
- 2003 → collabora con Joaquín Cortés nello spettacolo De amor y odio
- 2004 → protagonista del musical flamenco Los Tarantos, diretto da Emilio Hernández
Nel 2006 presenta El Arte de la Guerra al Festival Flamenco di Berlino: un’opera che lo consacra come uno dei nomi più significativi del flamenco d’avanguardia.
Foto: Dako Todorovi)
Collaborazioni e ricerca coreografica
Negli anni successivi intensifica collaborazioni e sperimentazioni:
- con Belén Maya (Souvenir, La voz de su amo)
- con compagnie contemporanee alla Biennale di Siviglia
- come coreografo per progetti innovativi tra flamenco e nuove scene
Nel 2010 dirige Bailes alegres para personas tristes con Belén Maya e Olga Pericet.
Il flamenco empirico
Tra il 2009 e il 2012 è curatore del ciclo “Flamenco Empírico” al
Mercat de les Flors, luogo chiave della scena contemporanea europea.
Qui prende forma il suo pensiero:
Il flamenco non è un codice fisso, ma un processo di conoscenza attraverso il corpo.
Il suo lavoro si basa su:
- improvvisazione
- analisi del movimento
- relazione tra suono e gesto
Il bailaor diventa:
ricercatore
compositore istantaneo
corpo che produce ritmo
Juan Carlos Lérida nel suo lavoro sul Método Flamenco Empírico propone un modo diverso di avvicinarsi al flamenco: non solo come forma da apprendere, ma come esperienza da attraversare.
Il suo approccio nasce dall’osservazione e dalla pratica diretta del movimento, del ritmo, della percussione corporea e del dialogo vivo con la musica. Tecnica, espressività e composizione si intrecciano in un processo aperto, che valorizza tanto la ricerca del professionista quanto il percorso di chi si avvicina per la prima volta, ampliando le possibilità di apprendimento e di ascolto del corpo nel flamenco.
Le opere e la trilogia del corpo flamenco
Uno dei nuclei centrali della sua ricerca è la trilogia dedicata ai “corpi del flamenco”:
- Al Toque (Vienna, 2010)
- Al Cante (Festival Flamenco Düsseldorf, 2014)
- Al Baile (2016, Mercat de les Flors)
A queste si affiancano:
- Alejandrías. La mirada oblicua (Biennale di Siviglia)
- El Aprendizaje (2011, con Roberto Romei)
- Bailografía (2014), riflessione autobiografica coreografica
Tra Europa e creazione continua
Lérida sviluppa una forte dimensione internazionale:
- residenze artistiche (tra cui Tanzhaus NRW Düsseldorf)
- tournée in Europa e Nord America
- laboratori di improvvisazione e composizione
Dal 2002 è docente presso l’Institut del Teatre, dove coordina dal 2017 un laboratorio di ricerca sul flamenco.
Dal 2020 al 2023 è anche curatore del festival flamenco del Tanzhaus NRW a Dusseldorf in Germania.
Le opere più recenti
Nel 2021 crea La liturgia de las horas, un’opera monumentale di 12 ore, articolata in sei quadri, tra rito, tempo e corpo.
Nel 2025 presenta CHER, un lavoro sulla transizione e la “disintonazione” del corpo, portando ancora più avanti la sua ricerca.
Un flamenco da attraversare
Il lavoro di Lérida non cerca la perfezione formale, ma:
il rischio
la trasformazione
l’esperienza reale
Ho avuto la possibilità di partecipare a diversi laboratori con Juan Carlos, e ogni volta il lavoro si è rivelato intenso, profondo, autentico.
Ciò che colpisce è l’atmosfera che riesce a creare: uno spazio libero da giudizio, in cui ogni partecipante è incoraggiato a sperimentare, a cercare, a mettersi in gioco senza paura. Non c’è un modello da imitare, ma un processo da vivere.
Le sue lezioni sono ricche di strumenti concreti: non solo tecnica, ma chiavi di lettura, possibilità, direzioni. Un lavoro che permette di affrontare il flamenco come un’esperienza reale, capace di trasformarsi in un percorso di crescita sia coreografica che interiore.
Juan Carlos è un maestro generoso, con un fortissimo senso didattico: accompagna, stimola, apre strade.
E alla fine, ciò che resta non è solo ciò che si è imparato…ma ciò che si è scoperto di sé.

